NUMERO
1 - 2018
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di Maurizio Crippa
La voce della Cooperativa
di Don Andrea Lotterio
di Padre Angelo Cupini
Testimonianze
di Maurizio Andreotti | Incaricato alla Protezione Civile per la zona Como Lecco Sondrio
La straordinaria testimonianza di una scolta
di Anna Maggi
La luna che risplende 2017
di Anna Maria Rusconi
di Angelo Rusconi
Testimonianze




PRONTI A PARTIRE
di Maurizio Andreotti | Incaricato alla Protezione Civile per la zona Como Lecco Sondrio

Sabato mattina, o forse ancora venerdì sera. Sono le due del mattino, si parte. Ripensiamo alla lettera di ingaggio: abbiamo preso tutto? Basteranno i giochi per i bambini? I guanti da lavoro? Sarà come al corso? Chi incontreremo? Basta. Si parte.


Alle 3 del mattino facciamo tappa al casello di Melegnano a prendere Paolo. C'è nebbia ovunque, non si vede quasi nulla. Ci presentiamo col nuovo amico, un saluto veloce; ripartiamo subito sia perché fa freddo sia perché la strada è ancora lunga.
Sugli specchietti si formano ghiaccioli che ogni tanto si staccano e rimbalzano dietro di noi. In autostrada non c'è nessuno e, appena la nebbia si dirada, torniamo a viaggiare a 130 all'ora.

Abbiamo le ore contate, dobbiamo essere al Centro Operativo Comunale (il "COC") di Cascia alle 10:30 per dare il cambio alla squadra di volontari che ci ha preceduto. L'organizzazione di Valerio ci ha riforniti di abbondanti scorte di caffeina, così procediamo senza soste.


Abbiamo puntato il navigatore su Cascia e lo seguiamo. A 10 chilometri dalla meta abbiamo un'ora circa di vantaggio, quando scopriamo che le strade sono bloccate per crolli... Eccoci quindi a fare un "giretto" di 70 chilometri per arrivare a destinazione.
L'auto entra in riserva poco prima di arrivare, così cerchiamo un distributore che sia aperto. Scopriamo che molti sono chiusi in quanto ci dicono essere stati lesionati dalle scosse. Torniamo indietro fino a fare rifornimento.
Finalmente alle 11 eccoci al CoC, il centro operativo comunale. Dopo otto ore di viaggio non abbiamo ancora iniziato la giornata. Ci registriamo e conosciamo i capi del Lazio che faranno la settimana di servizio con noi. Prendiamo un veloce caffè perché bisogna essere subito operativi e non c'è tempo.


Alle 11:30 facciamo il briefing con la squadra prima di noi. Si vede che sono stanchi e non vedono l'ora di andarsene. Ci raccontano della loro esperienza, delle difficoltà della settimana appena passata. Ci illustrano le aspettative che ci sono per la nostra permanenza. Le cose che ci sono da fare, le cose che ci verrà probabilmente chiesto di fare, quelle che non dovremo fare e quelle che dovremo gestire.
Bambini ne sono rimasti in pochi, l'accoglienza è ormai a regime, si tratta di dare continuità e portare avanti il "gemellaggio con la popolazione". Non è un compito facile in quanto di fatto ci viene chiesto di fare in modo che la popolazione si renda autonoma nel gestirsi nell'emergenza. In altre parole, dobbiamo trovare il modo di far fare tutto a loro intervenendo solo per situazioni eccezionali. Non sarà facile, pensiamo.


Ci dividiamo e facciamo il giro dei luoghi in cui dobbiamo fare servizio: due capi andranno a distribuire vettovaglie alle 11 presso due abitazioni private (dove poi gli abitanti di 6-7 famiglie passano a ritirare i loro viveri) e le casse del pranzo caldo a mezzogiorno e alle 18 per una casa accoglienza anziani; altri due capi andranno a fare compagnia alla casa in cui sono ospitati un po' di anziani sfollati; quattro capi staranno alla piccola tendopoli di Avendita a tenere i bambini e fare quello che ci sarà da fare.
Durante il giro ci presentiamo alla popolazione e segniamo i nomi e i contatti delle persone locali.
Pranziamo alla tendopoli, la squadra precedente smonta. Restiamo soli.


In tutta la zona dell'intervento è stata istituita una zona di circolazione limitata ai soli veicoli delle associazioni e dei residenti. I veicoli hanno una "targa" aggiuntiva da apporre sul parabrezza per poter circolare nella zona. Ci hanno spiegato che per sicurezza contro lo sciacallaggio ci sono vari posti di controllo che verificano le automobili che transitano; forse, grazie alla targa aggiuntiva, nessuno ci fermerà durante tutta la settimana. Rispetto alla squadra che ci ha preceduti abbiamo la fortuna di avere registrato preventivamente le nostre auto in aggiunta al doblò Agesci, per cui riusciamo a muoverci in gruppi autonomi.


I giorni passano veloci e lenti allo stesso tempo.
Mauro, il nostro caposquadra, è fagocitato da interminabili riunioni al CoC. Noialtri viviamo - per motivi di sicurezza - a coppie. In area d'intervento siamo responsabili di noi stessi e del nostro compagno. Per essere utili, non dobbiamo diventare noi un problema, per cui estrema attenzione e cura a tutto.
Cerchiamo di creare un rapporto con la gente della tendopoli, ci rendiamo disponibili ad aiutare i pochi bambini rimasti a fare i compiti, animiamo la messa (già organizzata da loro), organizziamo qualcosa per la sera: una tombolata, un karaoke. Insomma cerchiamo di renderci utili. Il servizio più importante è quello dell'ascolto. Ci rendiamo conto che molte persone cercano in noi qualcuno con cui sfogarsi per l'incertezza della situazione. Non sempre i discorsi che sentiamo ci trovano d'accordo, ma capiamo che stare a sentire senza criticare è proprio la cosa più importante che possiamo fare.


A metà settimana c'è una rimodulazione del servizio e ci spostiamo a supportare la Caritas locale nel gestire il magazzino degli aiuti, un capannone dove giornalmente arrivano da tutta Italia uno o due camion di roba inviata spontaneamente dai Comuni e dalle associazioni di volontariato. Non tutte le cose arrivano organizzate in funzione delle esigenze o sono pulite e dobbiamo quindi selezionare il materiale. È un lavoro lungo e polveroso. Si perde tantissimo tempo a capire come mettere i capi di vestiario per taglie (in pratica, sono tutti pezzi unici), in modo che possano poi essere trovati in tempi ragionevoli da chi ne ha bisogno. Cerchiamo soprattutto di impostare le cose per la squadra che verrà dopo di noi.
Il lavoro fisico è tanto, ma l'impegno maggiore è il relazionarsi con le persone che vengono a chiedere aiuto. Non le conosciamo e non possiamo certo distinguere chi abbia più merito di altri.
Il tempo vola. È ormai sabato. La squadra che ci deve sostituire è arrivata. Vediamo nei loro occhi aspettative e interrogativi.
Loro siamo noi una settimana fa.


Passiamo le consegne cercando di fare sintesi delle cose chiave, delle persone a cui far riferimento, delle difficoltà dell'emergenza, delle modalità in cui pensiamo possano essere utili nella loro settimana.
Eccoci in autostrada, proseguiamo con calma, anche nel rientro la nebbia ci accompagna per 350 dei 500 chilometri, ma questo sabato non abbiamo fretta.