NUMERO
1 - 2018
In primo piano
di Maurizio Crippa
La voce della Cooperativa
di Don Andrea Lotterio
di Padre Angelo Cupini
Testimonianze
di Maurizio Andreotti | Incaricato alla Protezione Civile per la zona Como Lecco Sondrio
La straordinaria testimonianza di una scolta
di Anna Maggi
La luna che risplende 2017
di Anna Maria Rusconi
di Angelo Rusconi
In primo piano




Mettiamo i nostri figli negli scout, e poi…?
di Maurizio Crippa

Abbiamo deciso di avere figli perché ci vogliamo bene, abbiamo un progetto di vita, rispondiamo a una vocazione. Perché soprattutto abbiamo fiducia nell'uomo e crediamo nella vita, siamo convinti che ogni creatura che viene al mondo possa crescere e diventare capace di migliorare la comunità in cui vive e, quindi, anche l'umanità. C'è sintonia tra questa visione positiva e fiduciosa dei genitori e lo scautismo, uno degli strumenti educativi più efficaci per attuarla! Esso esprime, propone e fa vivere esperienze che rafforzano la fiducia negli altri, il senso di responsabilità, l'autonomia e la libertà coerente con le fasce di età; insomma, propone un progetto di vita a ciascuno e lo invita a realizzarlo, dandogli l'opportunità di farlo in modo non casuale e banale, ma con metodo e con grande passione. Tuttavia alcune "precondizioni" sono utili perché il cammino di crescita dei ragazzi, guidato dai loro capi, sia in armonia con la proposta educativa che ogni famiglia vive con i propri figli. Ecco alcuni temi sui quali riflettere, magari insieme.

 

Quando "mettiamo" i figli negli scout, sappiamo che cosa significa questa esperienza e che cosa ci aspettiamo da essa? Sappiamo che cosa fare, dare e non fare? Abbiamo conosciuto, almeno una sera insieme, i capi dei nostri figli?

 

Il triangolo "capi-ragazzi-genitori" è fondamentale per l'equilibrio educativo, poiché tutto si deve muovere in armonia e condivisione. Dedichiamo un po' di tempo a confrontarci con i capi su come i nostri figli vivono la loro esperienza scout, a tutti i livelli? Occorre, da una parte, evitare la consegna del "pacco" figli per avere una giornata libera e, dall'altra, far sì che i genitori ex scout rivivano l'esperienza come padre e madre e non come ex...

 

Alla fine dell'adolescenza, generalmente intorno ai 17 anni, passa un treno magico per il confronto e il dialogo tra genitori e figli. Se ai novizi, ai rover e alle scolte vengono proposti temi significativi sui quali riflettere riguardo alla propria vita, come l'amore, la fede, il senso del sociale, il lavoro, le relazioni interpersonali, i genitori possono aver piacere di discutere con i propri figli sfruttando il capitolo o l'inchiesta fatta nel noviziato e nel clan.

 

Lo scautismo è "la proposta" o "una delle proposte"? È una domanda ineludibile alla quale bisogna perciò rispondere con franchezza. Se è una delle tante, meglio lasciar perdere, perché i ragazzi "scout part time" portano a casa poco e condizionano la riuscita delle attività di tutte le unità! Nei momenti di difficoltà dei figli, a volte sono proprio i genitori a mollare per primi.

 

Attenzione, lo scautismo aiuta a crescere non solo individualmente ma anche socialmente: I care, Mi interessa, diceva B.P.: mi interessano gli altri, come vivono, come si mettono in relazione tra loro e con me. Da qui nasce l'educazione alla vita sociale mediante l'esperienza del confronto e soprattutto del servizio; solo così sarà difficile non vedere le ingiustizie, accettare le emarginazioni, subire le discriminazioni. Meglio saperlo: i ragazzi educati a ragionare con la propria testa e ad agire con libertà di giudizio spesso vorranno e dovranno andare controcorrente!

Mi piacerebbe pensare che in qualche riunione con i genitori si potesse prendere spunto da queste idee espresse sinteticamente per aprire un dialogo e una collaborazione ancora migliore.