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1 - 2018
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La luna che risplende 2017
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La luna che risplende 2017




“LA LUNA DELLE VETTE”, IL CANTO DELLA LIBERTÀ
di Angelo Rusconi

La composizione della Luna delle vette, icona della canzone scout, è accreditata a don Andrea Ghetti (Baden), il padre spirituale delle Aquile Randagie, e a suo fratello Vittorio. Non saprei appurare che cosa sia stato scritto dall'uno o dall'altro né se la musica sia stata composta ex novo o ripresa da qualche canto preesistente. Sta di fatto che risale all'epopea delle Aquile, tanto da essere chiamata tout court "il canto delle Aquile Randagie".

 

Fa parte della famosa raccolta dei Canti di mezzanotte, edita nel 1947, la cui importanza nella definizione dello stile dell'Asci è stata fondamentale, come ha sottolineato una delle figure mitiche dello scautismo italiano, don Annunzio Gandolfi, non senza annotare polemicamente che «il libretto fu poi gettato nel dimenticatoio dagli iconoclasti della nuova generazione politicante, intellettualoide e sessuologa, per sostituirlo con le canzoni da osteria e della protesta chitarraia» (da Ghetti mons. Andrea "Baden", articolo apparso nel 1990 sul n. 77 della rivista «Esperienze e progetti», oggi disponibile on line sul sito del Centro studi ed esperienze scout Baden Powell). In effetti, molti di coloro che hanno fatto l'esperienza scout negli anni Settanta e Ottanta ricorderanno di aver cantato varie canzoni che con gli scout c'entravano poco e al contrario di aver conosciuto solo a posteriori molti dei canti autentici della tradizione.

 

La Luna delle vette, fortunatamente, non è mai uscita dal repertorio, anche perché lo stile musicale non è improntato a quel tono gioiosamente marziale, tradotto in squadrati ritmi di marcia, tipico di molti canti tradizionali, ma sicuramente lontano dai modi della canzone moderna. La melodia si snoda con toccante semplicità e delicatezza, in perfetta simbiosi con il testo, che a sua volta sfugge le modalità letterarie francamente datate di altri pezzi riuscendo ancora ad essere evocativo.

 

È composta di due sole strofe, costruite secondo uno schema metrico abbastanza articolato: due tristici costituiti da un settenario, un senario e un endecasillabo tronco, più un testrastico di quattro settenari tronchi:

 

La luna che risplende
inonda di luce
le vette che scintillano lassù.


La nenia che cantiamo
sull'ali del sogno
lontano porta i cuori e fa sognar.


Sognar lontani dì,
l'antica libertà
del tempo che già fu,
del tempo che sarà.


Lontano ci risponde
lo scroscio del fiume
che scorre tra le rocce con fragor.
Sotto un manto di stelle
la fiamma s'innalza,
guizzando verso il cielo finché muor.
Ma mai non può morir,
non morirà mai più,
la fiamma che ravviva
la nostra gioventù.

 

Tre sono gli elementi fondamentali del testo: la natura, che si manifesta in un'ambientazione notturna fortemente evocativa (la luna, le stelle, il fiume, le rocce, il fuoco, il cielo); la musica ("la nenia che cantiamo"), identificata nella sua capacità quasi magica di suscitare sentimenti profondi e portare lo spirito in una dimensione onirica; la libertà, che, benché espressa in termini di sogno, costituisce un dato preciso, definito e centrale, ed è la meta delle aspirazioni più intime dell'individuo.

 

Il contenuto e il tono espressivo sono perfettamente sottolineati dalla musica: la prima parte della strofa (i due tristici, sui quali la musica si ripete identica), è una semplice declamazione sussurrata nel registro grave, ferma su due note principali (la prima declamazione corrisponde al primo verso, la seconda, su una nota più bassa, al terzo), appena mossa da discrete cadenze: questa immobilità ritmica e melodica, confinata nelle note basse della voce, riveste la parte di testo che evoca la natura, la notte e il canto. Quando si passa ai quattro versi che dichiarano l'idea della libertà da raggiungere, la musica si slancia verso l'alto: con un ampio salto (una sesta) raggiunge la nota più alta del pezzo, per poi discendere solennemente verso il grave e concludere sulla nota detta dominante anziché sulla tonica. Ciò significa che il canto, anziché con un deciso senso di conclusione, termina rimanendo in sospeso, aperto su un futuro di speranza e libertà.

 

Una postilla.

Quando si prova questa come altre canzoni scout, accade che i singoli cantori si accapiglino su varianti testuali e soprattutto musicali: piccoli particolari che ognuno ha imparato diversamente da luogo a luogo, da gruppo a gruppo. Poiché di molti pezzi abbiamo la versione melodica originale, si potrebbe dire che qualcuno sbaglia e che bisogna attenersi allo spartito autentico eliminando le varianti "locali". Questo ovviamente può essere utile nel caso di un concerto, non foss'altro affinché tutti cantino la stessa cosa; ma in realtà è un fenomeno che accade sempre nella musica popolare. Chi va in giro a registrare canti tradizionali constata regolarmente che lo stesso pezzo è cantato in diversi paesi con qualche variante. È come se ciascuna comunità non si limitasse a ripetere un canto, ma lo personalizzasse spontaneamente a proprio modo. Non c'è nulla da correggere: è segno di vitalità.

 


Appendice
Don Andrea Ghetti "Baden", Prefazione a Canti di mezzanotte, Milano, Editrice Scinò, 1947

Fratello, guarda, nel cuore del bosco, su una radura, fra i pini, tu scorgi qualcosa: sono ombre nere attorno al chiarore d'un fuoco, sono volti riverberati dalla luce rossa della fiamma, sono giovani che portano la tua stessa divisa: sono scout. Ferma il tuo passo che fa scricchiolare i tralci secchi e spezza i fuscelli caduti ed ascolta: dal cerchio si innalza un canto:ed il vento lo porta a morire tra le ombre, lontano. Un canto che parla di tanta speranza e di tanta attesa, che intreccia i ricordi di un ieri giocondo con la mestizia d'un oggi di ombra. Sono canti nati tra il verde del bosco e sanno di resina, sulle vette splendenti dei monti e sanno di luce, o sulle strade polverose d'Italia e c'è il ritmo di un passo di giovinezze in cammino. Sono canti sorti quando moriva la brace ed il buio si faceva più cupo: li abbiamo cantati così, più adagio, con voce velata: pensando ai fratelli dispersi o perduti lungo la strada, ai fratelli caduti lontano, invocando la mamma... ed era preghiera. Sono canti sgorgati improvvisi, senz'ordine. Forse puoi trovarvi l'eco di altre canzoni: accettali così come sono e, aldilà delle note e delle parole, sappi scorgere l'animo di chi un giorno li ripeteva mentre attorno v'era tanta tristezza. Ora te li offriamo perché li possa cantare pur tu nella libera e gioconda vita che hai scelto: la vita scout, fratello, che altri ti hanno preparato tenendo accesa la fiamma, questa tua vita scout che è tra i più bei doni di Dio: perché sa di letizia e di bontà: perché pur essa è un canto di gioia.