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1-2015
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LE SFIDE DEL NEOELETTO PRESIDENTE ANDREA MUSSI
di Anna Maria Rusconi
La voce della Cooperativa




COOPERATIVA, ALL'ORIZZONTE UNA NUOVA ERA
di Anna Maria Rusconi

Le sfide del neoeletto presidente Andrea Mussi

 

Leggero aplomb, moderazione nei termini, tendenza alla riflessione prima di esprimersi, fantasia di idee e, sempre, la concessione di una possibilità ancora per persone e situazioni.
È così da sempre Andrea Mussi, il nuovo presidente della Cooperativa Progetto Scout eletto lo scorso maggio. Tratti sostanziali facilmente intuibili da parte di chi lo conosce da anni come da chi lo conosce appena.
Cinquant'anni, si è ritrovato presidente un po' per caso, un percorso quasi naturale per lui, diventato socio quando, iscritti i tre figli negli scout, una femmina e due maschi, si riavvicina all'associazione, dove era stato per anni nel gruppo Lecco 3, prima in reparto e poi in branco come Bagheera, prima di svolgere per anni, una volta presa la partenza, servizio in Croce Rossa.
Ma il caso non è mai un caso: ci voleva uno come lui, in un momento in cui, terminati la costruzione e il completamento della sede e raggiunto l'obiettivo per cui era nata la cooperativa, sembrava quasi venir meno la sua ragion d'essere. E invece la sfida continua. Su terreni diversi, ma opportuni da battere.

 

Da dove si riparte?
Tiriamo le somme degli sforzi notevoli, soprattutto economici, sostenuti in questi anni, ripagati grazie a quanti, è giusto che si sappia, hanno rinunciato al credito loro dovuto per il finanziamento alla costruzione della struttura di via Risorgimento. E adesso le sfide della Cooperativa Progetto Scout sono altre.


Il suo ruolo, innanzitutto...
Partiamo dal presupposto che, sistemata la sede, la cooperativa può investire le sue risorse in altri campi. Potrebbe per esempio curare due aspetti: occuparsi della sede come immobile facendola rendere in modo che i gruppi scout possano impiegare meglio le loro risorse per valorizzare l'aspetto educativo; l'utilizzo del salone al primo piano per festeggiamenti di cerimonie in questi ultimi anni è aumentato, rappresenta cioè una risorsa economica da sfruttare e, anzi, da potenziare. L'immobile c'è, ora facciamolo fruttare!
Il secondo incarico che potrebbe assumersi la cooperativa potrebbe essere quello di fare da raccordo tra i gruppi e i genitori che non sono stati scout e che avrebbero piacere magari a saperne qualcosa di più di scautismo. Alle riunioni di verifica tra i genitori ci sono sempre i capigruppo: potrebbe essere quella un'occasione per la cooperativa di curare il lato per così dire culturale del movimento scout.

 

Le Case Scout e dei Piani Resinelli vanno avanti grazie ai soliti, e pochi, che da anni si spendono per farle funzionare.
Tra i problemi annosi della Cooperativa Progetto Scout ci sono la scarsa partecipazione dei soci e la difficoltà nel trovare consiglieri che impieghino tempo ed energie.
Per tanti anni la cooperativa è stata gestita da persone legate da un forte vincolo di amicizia, di chi cioè faceva gruppo a prescindere. Man mano che si va avanti è sempre più difficile mantenere lo stesso sistema. Un'idea che mi viene potrebbe essere quella di fare entrare automaticamente chi ha fatto il capo unità come socio ad honorem, perché no? Man mano si creerebbe un cambio generazionale graduale e costante.

 

A livello nazionale e locale incombe con gradualità allarmante il problema della dispersione dei capi, alle prese sempre più con impegni scolastici e di altro tipo. Un peccato, no?
Certo! Sono tanti ormai i ragazzi che fanno il capo per uno o due anni e poi mollano. Sono tutte risorse umane perse. La sfida dello scoutismo lecchese potrebbe passare attraverso la creazione di una Pattuglia Tecnica costituita da coloro che per diversi motivi non si sentono di mantenere l'impegno di fare il capo e quindi escono: chissà che non diventi per esempio il gruppo dei cambusieri dei campi di branco piuttosto che un gruppo che collabori alla gestione delle Case Scout.

 

I rapporti con i gruppi
Premesso che ritengo basilare che da parte della cooperativa verso i gruppi ci possa essere uno stimolo e mai un'interferenza. Non è quello il suo ruolo e sarebbe comunque una strategia destinata al fallimento. Agli occhi di chi ha fatto scouting anni fa, certe scelte sul modo di fare attività risultano inaspettate e per certi versi sorprendenti; d'altra parte sono convinto che non si possa pensare di fare lo scautismo come una volta: i tempi sono cambiati, i ragazzi sono cambiati. Ciò non significa fare qualcosa di diverso, ma in modo diverso, con un approccio che si adegui al cambiamento del mondo. Una volta ci si trovava tutti i fine settimana, in reparto addirittura anche infrasettimanalmente per la riunione di squadriglia. Oggi, se si fanno tre attività di reparto al mese, la metà della gente non si presenta.
La colpa di questo è anche di noi genitori, che facciamo fare ai nostri figli di tutto e di più, non solo lo scout. Allora non si può chiedere che dedichino al movimento tutto il tempo che hanno a disposizione perché non lo faranno mai e perché non è quello il modo per tenerli dentro. Una volta noi inventavamo ogni scusa per vederci, oggi i ragazzi si scrivono su what's app; l'importante è che la "tribù" degli scout sia il gruppo con cui ci si sente di più. Si prepara il terreno di un'amicizia e di una confidenza che si rinsalderanno poi con le attività scout, quelle vere.


Il 24 novembre sarà il settantesimo della promessa delle prime scolte lecchesi
I 70 anni dalla fondazione del gruppo scout lecchese si devono assolutamente ricordare e la cooperativa organizzerà senz'altro qualcosa di significativo. Qualche idea c'è già, ma deve essere sviluppata e valutata.
E ride. È sicuro: in pentola qualcosa bolle già...

 

Anna Maria Rusconi
Cooperativa Progetto Scout