NUMERO
1 - 2013
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Se sei scout, chiedi al tuo capo di scrivere, se sei... info@puntolineapunto.it >>
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L'impresa è sicuramente un'esperienza molto importante... >
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La giornata di chiusura delle attività del gruppo di Cernusco Lombardone ha fatto vivere un'esperienza speciale... >>
di Lucia Zocchi
BRANCA R/S
Come un gruppo di ragazzi riscopre il valore e la diversità della famiglia nel 2012 tra fede, politica e amore
di Clan "La scure" - Lecco 3
La voce della Cooperativa
Ecco, passo dopo passo, gli obiettivi raggiunti nel tempo >>
di Clemente Domenici
Tutti insieme abbiamo venduto più di 32.000 biglietti!
di Antonio Colombo - Coop.Progetto Scout
Il Consiglio della Cooperativa Progetto Scout approva il nuovo progetto editoriale >>
… tutti gli scout che non riescono a stare zitti a messa!
di Vittoria Frigerio
Scolte ancora
Il 7 marzo 2013 è tornata alla Casa del Padre Mirella Malfatto >>
Lecco, 17 Febbraio 2013
di Abete nero
BRANCA R/S
Il Clan del Lecco 3 alla ricerca della famiglia
di Clan "La scure" - Lecco 3

Nel settembre dello scorso anno il Clan del Lecco 3 ha manifestato l'esigenza di parlare del tema della famiglia in Italia. Quale miglior modo per farlo se non inserendolo come argomento principale del capitolo di clan? Il clan composto da giovani scout di età compresa tra i 18 e i 20 anni si è quindi messo in marcia e, grazie a incontri interessanti, testimonianze e ricerche personali, si è confrontato con questo ampio ma senza dubbio interessante tema. Ogni capitolo che si rispetti deve, tuttavia, avere una conclusione esterna, nel senso che il clan si impegna a far conoscere al mondo e agli altri le conclusioni e le considerazioni alle quali è giunto. Ecco allora come nasce l'idea di scrivere questo articolo che vuole fare del nostro lavoro di un anno un'esperienza da condividere con il maggior numero di persone possibile.
Dobbiamo ammettere che all'inizio, dovendo scegliere tra i vari temi che ognuno di noi aveva interesse ad affrontare, quello della famiglia pareva probabilmente essere uno di quelli più complicati e con più sfaccettature; insomma, perché andare a complicarsi la vita affrontando un tema così ampio e complesso? Senza parlare del problema delle modalità pratiche con le quali il tema sarebbe stato affrontato. Nonostante tutto ciò, le nostre aspettative al riguardo erano tante, tante le domande che nascevano dentro ognuno di noi; ragazzi che forse avevano già pensato all'importanza e alla responsabilità di avere o addirittura crearsi una propria famiglia, ma senza aver avuto il coraggio o l'occasione di confrontarsi con altre persone ed altre esperienze. Infatti, nonostante ognuno di noi venisse da una propria e diversa esperienza familiare e avesse inizialmente una propria idea del concetto di famiglia, il nostro buon senso ha lasciato ampio spazio ad un confronto mai mirato alla critica, ma sempre ad una costruttiva riflessione. Così, forse con un po' di incoscienza, ma forti della consapevolezza che in un gruppo unito le cose vengono anche da sé, si è deciso di organizzare una serie di incontri.

La prima testimonianza ci è stata data presso la comunità di Villa Pizzone a Milano, dove Betta e Tullio ci hanno parlato di come più famiglie unite condividano la propria vita sotto uno stesso tetto, seguendo le medesime regole che la comunità stessa propone. Ci hanno spiegato come ognuno all'interno della stessa comunità possa fare totale affidamento sull'altro, senza però dimenticare che ogni individuo fa parte di un proprio nucleo familiare e che questo è responsabile dell'educazione e della crescita dei figli. Di questo incontro ci ha particolarmente colpito la presenza di una cassa comune. Questa viene riempita con gli stipendi dei membri, i quali possono attingere soldi mensilmente nel modo che ritengono più consono, senza tuttavia rinunciare agli svaghi di cui una qualunque famiglia può sentire (una vacanza al mare o altre necessità, non perdendo di vista lo stile di sobrietà sul quale la comunità di Villa Pizzone poggia le proprie radici).
Altro aspetto fondamentale per questa comunità è l'accoglienza del prossimo. Non a caso proprio durante la nostra visita nella comunità, alloggiava temporaneamente una ragazza brasiliana che, riuscita ad uscire dal tunnel della droga e della dura vita dei ragazzi di strada, si trovava in Italia per portare a termine un tour di testimonianze sulla sua esperienza.


Una seconda testimonianza ci è stata offerta dall'associazione "Renzo e Lucio", organizzazione che aiuta gli omosessuali a integrarsi nella società. All'incontro si sono presentati due uomini e una donna. Il primo uomo, che da molti anni si è dichiarato omosessuale, ci ha illustrato l'importanza di dare legittimità alle coppie omosessuali in Italia. Il fatto che lo Stato italiano non dia legittimità alla convivenza e che non permetta il matrimonio fra due individui dello stesso sesso provoca non pochi problemi a queste persone. Con la sua testimonianza ci ha spiegato che, pur convivendo da ormai 20 anni con il suo ragazzo brasiliano (che non possiede la cittadinanza, ma che ha solamente il permesso di soggiorno), nel caso in cui un giorno dovesse perdere il lavoro, lui non potrebbe impedire il suo espatrio perché sulla carta non c'è alcun documento che dimostri la loro unione; di conseguenza la loro relazione dovrebbe terminare come se non avesse mai avuto un significato concreto.
È davvero incredibile con quanta energia ci illustrava la sua volontà di avere un diritto che desse legalità alla loro unione, incredibile con quanto desiderio volesse formare una famiglia. Questo, come molti altri esempi che ci hanno raccontato, dimostra come a volte le persone che non possono avere un diritto, come quello di formare una famiglia, riescono a comprenderlo meglio e non lo sottovalutano a differenza di altre coppie, per così dire "normali", che a volte sottovalutano il valore del matrimonio e della famiglia. È proprio vero che, quando non puoi avere una cosa, è in quel momento che comprendi il suo valore e la sua importanza non prendendola con leggerezza.

 

Come terza testimonianza abbiamo ascoltato quella di Giulio Fezzi, che in un primo momento ci ha dato delle delucidazioni sul significato di famiglia secondo il dizionario italiano, poi secondo la costituzione e infine secondo la Bibbia. In particolare l'art 29 della Costituzione italiana, dice che lo Stato deve agevolare la formazione della famiglia e garantire l'unità familiare; ma da ciò che cita questo articolo a ciò che accade nella vita reale, passando per le normative vigenti, vi è una grande disparità. Un esempio possono essere le leggi che regolano la maternità o le tasse. Lo Stato quindi non aiuta molto coloro che vogliono allargare la propria famiglia, ed è per questo che, negli ultimi anni, è nata l'associazione delle famiglie numerose, che, oltre a una rete di contatti e supporti, dà delle agevolazioni in molti campi (automobili, vacanze ecc.).
Parlando della Bibbia, che in molte parti cita il matrimonio e l'amore, abbiamo riflettuto sull'importanza dei valori cristiani all'interno della famiglia.
Giulio ci ha poi raccontato la propria esperienza come padre di 5 figli: le gioie e la felicità, ma anche la fatica e i sacrifici, le responsabilità e ancora il matrimonio come arricchimento e scoperta sempre nuova, l'influenza e l'importanza di avere una famiglia numerosa alle spalle, il rapporto con i figli.
È stato un incontro pieno di informazioni e di riflessioni, che ha arricchito e ha fatto pensare ognuno di noi, anche in merito alla propria esperienza.

 

Come quarta e ultima testimonianza abbiamo incontrato Laura e Giampiero, i quali ci hanno parlato della loro esperienza come genitori divorziati.
Ancora una volta siamo partiti dalla costituzione, la quale prevede 3 anni di separazione, nei quali il vincolo del matrimonio non è cancellato, dopo i quali si procede verso il divorzio. Durante questo periodo non è presente nessun tipo di assistenza o un iter che i coniugi sono obbligati a fare; lo Stato, come abbiamo già constatato nelle realtà precedenti, non è presente se non nella figura del giudice. Nemmeno la Chiesa, che dovrebbe essere un'ancora a cui aggrapparsi, offre un aiuto; anzi, il sacramento della Comunione è concesso ai divorziati solo se non hanno altre relazioni.
In un secondo momento abbiamo parlato della sfera più personale: del ruolo che deve assumere il papà, diventando un po' anche mamma e viceversa; dell'educazione dei figli; dell'importanza della famiglia di appartenenza e degli amici su cui si può fare affidamento; della figura dello psicologo che, come persona esterna, può indirizzare il soggetto verso una riflessione più oggettiva, per capire dove si è sbagliato.
È stato anche questo un incontro che ha fatto nascere molte riflessioni, soprattutto perché il divorzio è un fenomeno sempre più presente nella società e che andrebbe affrontato con maggior attenzione, senza emarginare coloro che lo vivono.

 

La testimonianza e la vicinanza di queste persone ci hanno aiutato a capire qual è il vero significato della parola famiglia, ci hanno insegnato a non dare mai nulla per scontato. È vero, forse è ancora troppo presto per noi per iniziare a parlare di famiglia, ma possiamo guardare alle nostre di famiglie e cercare di comprendere appieno i legami che ci uniscono, il rapporto con i genitori e con i fratelli, ad esempio.
Abbiamo imparato a fare anche dei sacrifici per i nostri cari, e a guardare alle altre famiglie con più umiltà e solidarietà. Non esiste un prototipo di famiglia perfetta, esistono solo i legami forti e indissolubili che si vengono a formare tra i membri della famiglia.
Non ha importanza se tu sei omosessuale o eterosessuale, se sei sposato in Chiesa o in comune, se hai divorziato o meno, se hai aperto la tua casa ad altre famiglie: importa soltanto l'impegno e l'amore che dai e ricevi ogni giorno.
Speriamo che anche lo Stato italiano possa prestare più attenzione a queste famiglie, dando loro i giusti diritti e tutelando le loro esigenze e le loro opinioni.