NUMERO
1 - 2013
In primo piano
un rapporto in continuo rinnovamento >>
di Maurizio Crippa
nasce PLP online!
di Lalla Pellegrino
Se sei scout, chiedi al tuo capo di scrivere, se sei... info@puntolineapunto.it >>
di La redazione
BRANCA L/C
La comunità vacilla, ma alla fine i migliori restano...>
di Akela - Lecco 2
BRANCA E/G
L'impresa è sicuramente un'esperienza molto importante... >
di Capi Reparto Lecco 1
La giornata di chiusura delle attività del gruppo di Cernusco Lombardone ha fatto vivere un'esperienza speciale... >>
di Lucia Zocchi
BRANCA R/S
Come un gruppo di ragazzi riscopre il valore e la diversità della famiglia nel 2012 tra fede, politica e amore
di Clan "La scure" - Lecco 3
La voce della Cooperativa
Ecco, passo dopo passo, gli obiettivi raggiunti nel tempo >>
di Clemente Domenici
Tutti insieme abbiamo venduto più di 32.000 biglietti!
di Antonio Colombo - Coop.Progetto Scout
Il Consiglio della Cooperativa Progetto Scout approva il nuovo progetto editoriale >>
… tutti gli scout che non riescono a stare zitti a messa!
di Vittoria Frigerio
Scolte ancora
Il 7 marzo 2013 è tornata alla Casa del Padre Mirella Malfatto >>
Lecco, 17 Febbraio 2013
di Abete nero
In primo piano
CAPI, GENITORI E RAGAZZI
di Maurizio Crippa

Capi, genitori e ragazzi: un rapporto in continuo rinnovamento
Nel corso di un secolo lo scoutismo ha sempre dovuto fare i conti con i tre suoi elementi fondamentali, di cui due - i genitori e i capi - sono al servizio dell'educazione dei ragazzi , la ragione per il movimento è nato, e lo sono con obbiettivi e responsabilità diverse ma complementari. Ragioniamo brevemente attorno a questo rapporto che muta nell'arco della vita educativa dei ragazzi.


Capi. I capi sono giovani adulti educatori, che possiedono la metodologia dello scautismo perché l'hanno dapprima vissuta e praticata e successivamente, con una scelta consapevole, approfondita sul piano pedagogico con le attività di formazione definita dall'associazione. Essi non sono dei pedagoghi ma giovani di buona volontà che applicando il metodo di B.P. con buon senso e passione, possono offrire ai ragazzi loro affidati un'esperienza che merita di essere vissuta per crescere meglio. Lo strumento-base del capo è la progressione personale, da proporre a ciascuno dei suoi ragazzi e ragazze, in modo diretto e preciso, in modo originale e adatto a ciascuno: lo scoutismo è quindi e innanzitutto "rapporto interpersonale" stretto tra i capi e i ragazzi altrimenti diventa un modo organizzato di passare del tempo libero tra ragazzi, spensieratamente. I capi perciò possono fare il loro meglio se ricevono la fiducia dei genitori e, soprattutto dei ragazzi, come dirò meglio in seguito. Anche il rapporto con le famiglie non può ridursi alla riunione dei genitori due volte l'anno ma deve essere personale e continuo. Molti anni fa, quando lo scoutismo (soprattutto a Lecco) era agli inizi, i capi spendevano più tempo a conoscere i genitori che a trovarsi come direzioni d'unità: preparare una riunione richiedeva poco tempo se si conoscevano meglio i ragazzi e i loro fabbisogni educativi individuali. Un altro aspetto delicato è, da sempre, il rapporto tra i capi dentro la Comunità Capi, anche qui le cose funzionano se alla base della corresponsabilità educativa tra tutti i capi c'è la fiducia, la Co.Ca. l'attribuisce al Capo con un mandato di cui occorre rendere conto e che si basa sulla convinzione che chi lo riceve lo possa svolgere nel migliore dei modi, prendendosi un impegno non di breve durata.


Ragazzi. Sono la ragione dello scoutismo e quindi sono al centro di qualsiasi iniziativa, per loro la Co.Ca. deve decidere se aprire o chiudere un'unità in funzione dell'adeguatezza educativa dell'impegno che i Capi possono assicurare. Essi sono generalmente degli entusiasti e, soprattutto nella branca l/c hanno una venerazione nei confronti dei loro capi, che sono degli adulti ma con i quali il rapporto è regolato dal gioco dello scoutismo, che mette i ragazzi nelle condizioni di conoscere e sperimentare dimensioni della propria personalità diversamente difficili da realizzare nella famiglia e nella scuola, ambienti nei quali si sviluppano tipi e madalità ovviamente diverse di relazione personale ed educativa. Lo spirito di gruppo, la solidarietà, la lealtà e il rispetto dell'altro, il lavoro comune per un obiettivo di tutti, .... Più crescono e più i ragazzi passano dalla venerazione alla "messa alla prova": soprattutto nella fase adolescenziale della branca e/g è difficile per i capi reparto proporre la vita all'aria aperta ed esperienze lontanissime dalla quotidianità. Per i capi riuscire a rendere attrattive uscite e campi estivi è un'impresa difficile che può riuscire solo mettendo in gioco se' stessi e una forte componente personale di solidità e convinzione nel guidare i ragazzi. Verso la fine dell'esperienza ci si mette in gioco tutti, completamente: un Noviziato e un Clan con capi abitudinari o con poca leadership sono destinati a far vivere ai ragazzi un periodo opaco, senza quel salto di qualità verso la pienezza di vita che invece essi avrebbero, se reso possibile. I giovani sono affascinati dall'autenticità delle persone, forse non l'ammettono ma se conoscono una persona in gamba è difficile che non cerchino il dialogo e un rapporto. I rover e le scolte si aspettano di scoprire qualcosa della loro vita insieme e in modo inusuale, fuori dagli schemi normali di scoperta e conoscenza: ecco il valore inestimabile di un capitolo ben fatto, di un'inchiesta approfondita, di una route di solidarietà...

 

Genitori. Sono la componente più eterogenea delle tre considerate. Se i ragazzi sono al centro dell'esperienza è perché i loro padri e madri hanno intravisto nello scoutismo una possibilità importante per il consolidamento di valori condivisi e lo sviluppo della persona per mezzo di un metodo chiaro, comprensibile ed efficace: c'è sempre una valutazione decisiva per i figli alla base dell'entrata nelle unità. Nel rapporto con i capi queste convinzioni profonde si traducono in comportamenti che si possono schematizzare, con la benevolenza degli interessati, in alcuni ideal-tipi di "genitore scout". Il primo è quello degli "accompagnatori": portano i ragazzi alle attività scout perché credono che lo scoutismo faccia bene ma non chiedono di più , sono puntuali e rispettosi degli impegni, si preoccupano che i loro figli siano contenti e stiano in un ambiente sano. Il secondo è quello dei "gasati": portano i figli agli scout ma in realtà vorrebbero venire loro, allora sono interessatissimi a tutti i particolari, prima e dopo le attività, e sono sempre i primi ad offrirsi in caso di necessità. Alla giornata dei genitori arrivano con la voglia di giocare e quando i capi si avviano a chiudere, sono loro a rilanciare nuove proposte di attività. Il terzo, "i tremebondi". Sono i genitori perennemente in ansia per la salute dei figli, per la loro malinconia, per le attrezzature di campo, per i ricambi insufficienti,per gli scarponi nuovi .... Insomma, lo scoutismo è vissuto come l'iniziazione dei ragazzi nelle antiche tribù: se ce la faranno a tornare a casa, i loro figli potranno sopravvivere ai pericoli della vita di tutti i giorni, a cominciare dalla'ansietà dei loro genitori rispetto alla loro crescita. Infine, "i genitori ex-scout". Per i capi sono i più difficili da trattare perché conoscono il metodo dal momento che l'hanno vissuto e ciò spesso rafforza la convinzione che il loro scoutismo sia sempre stato meglio di quello corrente, vissuto dai propri figli. Anziché motivare i giovani capi, spesso li riempiono di consigli e indicazioni anche quando non sono richiesti. D'altra parte è comprensibile che chi ha vissuto una bella esperienza scout si augura che sia altrettanto bella anche per i propri figli, dimenticando i cambiamenti che sono intervenuti nella società, nella Chiesa e nello scoutismo stesso. Seppur diverse tra loro, tutte queste forme di relazione tra genitori e capi sono sostanzialmente rivolte al bene dei ragazzi ma talvolta possono anche diventare occasioni di fraintendimento educativo.


Allora, che fare? Io penso che il rapporto tra genitori, capi e ragazzi debba essere innanzitutto fondato sulla relazione interpersonale continua e aperta, conoscersi bene serve per collaborare a migliorare la crescita dei ragazzi. In secondo luogo, i capi devono sforzarsi di fare conoscere meglio lo scoutismo ai genitori, andando oltre ciò che si vede dal vissuto dei ragazzi. In questo senso va riconosciuto lo sforzo della Cooperativa Scout e anche di PuntoLineaPunto nel fornire altre occasioni di riflessione e approfondimento oltre a quelle previste dalle direzioni di unità un paio di volte all'anno. Infine, ma non meno importante: la fiducia! E' solo credendo nella volontà e nella buona fede dei giovani capi nello svolgimento del loro servizio educativo scout che i genitori mettono la pietra angolare della crescita dei loro ragazzi, una crescita basata sulla libertà, l'impegno e la responsabilità.